Compagni di sbronze

on air: into the mystic Van Morrison

Ma quante siete!  Quanto siete belle! Io mi perdo mentre voi oziose, placide e bianche vi lasciate cadere con coraggio ed incoscienza dai rami più alti degli alberi. Io ci provo, provo a prendervi! Ci provo perché siete soffici, innocenti e leggere! Perché siete la risposta che non trovo e che vorrei. Perché siete l’allegria che mi manca da tempo. E allora vi inseguo! Corro mentre vi abbandonate alla bellezza ed alla grazia del volo senza il peso di tutte quante le stupide domande degli uomini. Incuranti della gravità, dei miei piccoli affanni, della mia irrecuperabile sensibilità. Siete solo natura. Natura e vita! E allora cosa posso fare io con voi?! Ammirarvi, questo solo mi è concesso!! Ammirarvi mentre vi lasciate cullare da calme e dolci brezze di vento. E ringraziarvi mentre dispettose giocate con la fantasia dei bambini e con i miei pensieri ingarbugliati facendomi provare per un attimo un infinito senso di piacere e di pace!

Poi però, senza che possa farci nulla, veloci e improvvise cambiate direzione. Salite in alto, andate dove volete, andate dove io non posso andare. Raggiungete anche quella nuvola buffa che a me sembra proprio un cucciolo di cane steso a pancia in su nell’attesa solo di un po’ di coccole! Lo ammetto, oggi vorrei venire con voi! Oggi lo vorrei! Anche solo per capire. Per capire se c’è una via d’uscita, se c’è un altro frutto antico che ancora non conosco, se l’odore che sogno ogni notte è reale e può finalmente scacciare questa apatia che ogni tanto torna a farmi visita. Fosse solo possibile per me accettare una volta e per sempre questa distruttiva e destabilizzante anarchia!

Sì, vorrei andare via! Andarmene lontano. Lontano dalla volgarità dei luoghi comuni. Lontano dai miei morsi avidi sulla loro mela proibita. Andarmene da solo. Solo con la mia confusione e con la mia straordinaria unicità. Con le mie poesie e con la mia eresia. Soltanto io. Sterminato e immenso come rugiada su gigli di campo. Lontano dall’arrogante nullità e dalla stucchevole cortesia degli uomini. Dalla loro morale intollerante, dalla loro comunione e dal loro buon natale, dai loro buongiorno e buonasera del cazzo. Lontano dalle loro infallibili sicurezze fatte di niente. Lontano dalle loro ingannevoli illusioni e dalla loro volgare ignoranza.

A volte però, quando viene la notte, mi manca la forza. Altre volte invece paura e piacere si fondono insieme. A volte non distinguo nemmeno il falso dal vero. Manine dove state andando? Sentirò forse in lontananza ancora per poco questo impercettibile, seducente e ormai irraggiungibile canto di sirene. Tutto finirà, lo so. Sarà stato soltanto un attimo, niente di più, ma non ha importanza, va bene così perché ancora una volta sono riuscito a fotografare cose che altri non vedranno mai. Le mie fotografie di spazzatura e fiori.

Sì, ve ne andrete lontano. Sempre più lontano fino a raggiungere quella meravigliosa ragazza! Sicuramente volerete sopra di lei e la vedrete schizzare tra una macchina e l’altra con la sua bici verde oliva arrugginita mentre il pantalone le si impiglia nei bulloni del pedale!

Lo so, sarete già lontane mentre qua è quasi arrivata la sera. Mentre continuo a parlare di nuvole col tenente. Il tenente che se ne sta davanti alla griglia sommerso da zucchine, melanzane, salsicce, bistecche al sangue, fumo e canzoni. Il tenente che ha la barba lunga di sei giorni, pantaloni larghi a fiori e vicino a sé tiene la sua inseparabile chitarra e la sua erba bianca. Il tenente che ha paura di innamorarsi ancora, che avrebbe tanta voglia di potersi lasciare andare come un tempo. 

E poi stasera c’è anche Serena. Serena che prepara un filtrino, aspira e poi aspetta. Serena che sospira e sogna di poter finalmente far conoscere in giro i suoi cortometraggi. Serena che vorrebbe tanto lasciare il negozio di scarpe dove da anni lavora annoiata e distratta con una madre troppo apprensiva e bigotta. Serena che pensa a lui.

-perché se vedo qualcuno di spalle spero che sia lui, lui che non è qua, lui che chissà adesso dove sta, con chi sta?!! Perché continuo ad addormentarmi sempre con il cellulare sotto al cuscino sperando nella sua buonanotte?!! Perchè?!! Basta, adesso lo chiamo! Sono ubriaca, lo so, ma chi se ne frega; ridicola, patetica, ma ‘sti cazzi, ho solo voglia di sentirlo! Di provarci! Di dirgli che mi manca. Di chiarire, di essere me stessa come sempre, nel bene e nel male!!-.

Poco lontano da noi, come sempre capita, anche questa volta Barry White deve polemizzare. Il vecchio brontolone lo deve fare. Regolare. Un orologio svizzero! Al terzo bicchiere diventa molesto e mi piace!!

-ehi amico, cazzo dici, parli con me?! Porca troia, lo sai, sono contrario alle canzoni sfumate! E che cazzo, questo solo chiedo: se ti prendi la responsabilità di farci ascoltare rock’ n’ roll suicide allora devi lasciarmela fino alla fine!! É chiedere tanto?!!! Non mi sembra! E allora, puttana lurida, devi farmi ascoltare David Bowie e quella sua ultima stramaledettissima nota del cazzo!! Se cambi sul più bello mi uccidi! Mi spezzi un’emozione e mi fai incazzare parecchio! Te ne rendi conto, sì o no?! Niente, ma che te lo dico a fare, tu non puoi capire, tu sei arido dentro e sei proprio una brutta persona! Sai cosa ti dico biondino?! Fottiti! Sì, hai capito bene, F-O-T-T-I-T-I!! Fottiti e torna alle tue canzoncine da teenager del cazzo!-

Intanto i piccioncini fritti e rifritti, cotti in forno con patate e rosmarino, ignari del mondo e delle sue bizzarre creazioni, continuano ad accarezzarsi lievemente. Come al solito impantanati nel loro microcosmo intriso di paroline dolci, sguardi complici e baci veloci. Lei; autoritaria, fredda, gelosa, ansiosa, sicura del loro futuro e dei loro obiettivi. Lei che tiene ancora un telo sul loro divano, comprato ormai più di due anni fa, semplicemente per paura di sporcarlo, per paura di vivere. Lei che ha invaso la loro casa di fotografie per ricordargli quanto è fortunato. Lei che continua ad allontanarlo dai suoi amici. Lui che non ride più come prima.

E poi c’è Bakunin: -ne scrivi di cazzate, bello mio, complimenti! Sempre pronti a sputare sentenze, a catalogare, a giudicare! Vi ostinate a proiettare sempre la vostra vita e le vostre idee personali sulla vita degli altri! Ma con quale diritto? Ma cosa ne vuoi sapere se loro due sono felici così? Se lui è felice? Dove tu, vecchio compagno di sbronze delle mie palle vedi limiti magari loro trovano l’infinito, ci hai mai pensato a questo?-

Arsura intanto fregandosene beatamente di tante discussioni pseudofilosofiche, dopo un riuscitissimo rutto intona un potente inno alla fica, inciampa nella radice dell’ultimo abete e rotola beato e soddisfatto a fondo valle. Giada lo guarda divertita. Poi continua a ballare e a bere e si accende un’altra diana blu. Giada con la sua inseparabile macchina fotografica che cerca bellezza nelle luci delle candele stese sull’erba umida. Giada che disegna pesci ciccioni, beve tennent’s, legge novelle di Gianni Rodari, ruba ciliege dagli alberi e ci regala armonia ed eleganza.

Lo scoiattolo burlone invece si gratta la pancia divertito, il tordo tace sotto alla grande luna bianca e la faina sorride alle donne degli altri. Il pavone poi mostra il suo ultimo tatuaggio, John Lee Hooker suona un altro blues e Franco bacia le labbra della bella straniera. Milos e Lukas, infine, sempre per i fatti loro, guardano estasiati sul ramo più alto di nonno castagno un gatto nero ed uno bianco che si corteggiano sulle note balcaniche di Goran Bregovic.

-…e allora io sai cosa ti dico tenente?! …che si fottano le risposte, che si fottano le speranze e i desideri, io stanotte voglio stare qua, qua ho tutto quello di cui ho bisogno!  Michela, ehi, ricordi quando vedemmo insieme a casa mia Amarcord? Ricordi cosa diceva il bambino all’inizio?! “Le manine sono su è l’inverno non c’è più!” Sì, ho proprio voglia di godermi questa primavera, o quanto meno questa notte!! Sì, ok, va bene, forse hai ragione anche tu, mi sto ubriacando, lo so, però intanto tu stai perdendo tempo… dai, non fare la vaga, non tergiversare, non mordere, muoviti e passami la birra!!-

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23 pensieri su “Compagni di sbronze

  1. È imbarazzante non riuscire a trovar parole adatte per un commento.
    Allora ti dico:” Splendido scritto”…. e forse sono anche io ubriaca perche è poco… troppo poco. Sento il talento … lo si respira in queste pagine…

  2. Da leggere tutto d’un fiato, meraviglioso affresco, si sentono le pareti di una casa prima e la brezza di un esterno notturno proseguendo nella lettura…non so se voluto! Emozionante, malicnonico… ma con la bocca che da un lato vira verso il sorriso!

    • grazie mille anche per la faticaccia che hai fatto nel leggere il tutto:) sai che non ci avevo pensato, comunque sì, due ambienti, dentro-fuori, due stati d’animo, malinconico che vira verso il sorriso…bello, mi piace come scrivi!

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