La maturità

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-C’è qualcuno in questa classe che si è messo in testa di portare italiano alla maturità… cose da pazzi! Vi dovreste solo vergognare! Non avete pudore, siete solo degli ignoranti!

Ogni mattina quella troia della professoressa di italiano così, pressappoco, si rivolgeva a me. A me certo, perché italiano lo portavamo in due, in due su ventiquattro: la Rossi, la secchiona, otto di media in tutte le materie, e il sottoscritto, che come il resto della classe oscillava tra quattro e cinque.

Non farò mai nomi e cognomi, non li ho mai fatti, poi se li faccio li invento. Davvero, non mi importa, non ha senso, è passato ormai tanto tempo. Non porto rancore, e poi quella professoressa non mi ha certo rovinato la vita però devo ammettere che l’ultimo anno al liceo scientifico non è stato affatto semplice per me.

Sapevo fin dall’inizio che sarei stato ammesso con quattro ma me ne fottevo altamente. Questione di principio, di orgoglio, di stupidità, vai a sapere.

Ricordo sempre le prime parole della troia, quel primo giorno, quando in classe facemmo la sua sgradita conoscenza. Così si presentò:

-sapete ragazzi, io la sera prima di andare a dormire chiudo sempre a chiave i cassetti dove metto i coltelli della cucina, non si sa mai, qualcuno potrebbe venire a sgozzarmi nel cuore della notte mentre sto dormendo!

Ok. Benvenuta. Solo questo ci mancava!

Scoprimmo poi, con poco sorpresa da parte nostra per la verità, che aveva chiesto il trasferimento dalla scuola dove prima insegnava perché tra le altre cose un ragazzo le aveva tirato un banco addosso! Il nostro eroe quel ragazzo.

Ogni mattina, la cara professoressa, come un’invasata, prima di entrare in classe, girava intorno alla sua Clio blu quelle sette otto volte. Come una molla impazzita controllava ogni millimetro della sua macchina. Aveva  proprio tanta tanta paura che qualcuno le facesse un brutto scherzo. E non aveva tutti i torti. Direi proprio di no. I suoi timori infatti diventarono realtà quando una mattina due miei amici le bloccarono tutte le serrature con la gomma da masticare. Cose che succedono quando sai come farti voler bene.

La zoccola in questione era una donnina secca secca, tutta ossa e nervi. Rughe e disperazione. Consumata dal tabacco, dall’alcol e dalla vita. Non si era mai sposata, non aveva figli. Abitava con una madre paralizzata. Le sue frustrazioni, come purtroppo a volte accade,  le sfogava su di noi appena entrava in classe.

Per quanto mi riguarda devo dire che non ho mai fatto atti di vandalismo, non ho mai tirato banchi addosso alle insegnanti, né messo gomme da masticare nelle serrature delle macchine, non è mai stato nel mio stile però purtroppo avevo commesso una colpa ancora peggiore e ormai ero diventato il suo bersaglio, la sua ragione di vita. Il suo odio me lo sputava addosso ogni volta che ne aveva l’occasione.

Entrava in classe, con una cura maniacale sistemava quelle sue quattro cazzate sulla cattedra e poi si concentrava su di me. Sia ben chiaro, mai che mi avesse guardato negli occhi, mai. Non diceva mai il mio nome, ma parlava di me, sempre.

Come mi ero permesso di infrangere le sue certezze e le sue regole?! La Rossi, la cocchina, passi pure, ma uno scarafaggio arrogante e presuntuoso come me perché aveva avuto l’ardire di scegliere tra le due materie proprio italiano?

Fottiti puttana, mi hai torturato, mi hai umiliato, mi hai fatto incazzare, mi hai fatto svegliare nel cuore della notte sudato e impaurito, tremante e con attacchi di pianto ma non mi hai certo fatto cambiare idea. Lessi di tutto. Studiai come un pazzo. D’Annunzio. Leopardi. Pirandello. Svevo. Manzoni, e chi più ne ha più ne metta. Tutto. Anche cose fuori dal programma. Federigo Tozzi per esempio. Luciano Bianciardi anche. Ero teso. Ero diventato intrattabile. Avevo anche iniziato a mangiarmi le unghie, cosa che non avevo mai fatto prima e che non mi è più capitato di fare dopo quell’ultimo anno.

La mia ragazza mi ha aiutato, mi ha sopportato, mi ha fatto ridere quando avrei solo voluto mandare tutto a farsi fottere. I miei genitori pure, mi sono stati vicino. Hanno anche provato a farmi cambiare idea, mi consigliavano spesso di scegliere un’altra materia dove avevo voti migliori, ero ancora in tempo. Niente da fare. Non volevo dargliela vinta a quella grandissima megera. E poi c’erano le “riunioni politiche” nella soffitta del mio amico. Per fortuna avevo anche loro, i miei pazzi amici. Per fortuna! Ricordo le nostre chiacchierate interminabili, le nostre partite a poker,  la nostra voglia di rivoluzione, Paolo Conte nello stereo e la bottiglia di jack daniel’s chiusa a chiave nell’armadietto di Andrea dove la nonna non sarebbe mai potuta andare a controllare.

Ricordo una delle mie ultime interrogazioni prima della maturità.

Argomento: Il paradiso di Dante.

Porca puttana!!

Dante mi è sempre stato un po’ sul cazzo, lo ammetto. A parte l’inferno che era più movimentato e peccaminoso, per il resto due palle incredibili! Comunque. Chi chiamiamo, chi non chiamiamo. Il solito balletto. Dieci minuti per decidere… sempre così, sempre la solita vecchia sadica troia!

Tocca ad Arianna. Non ricordo più la domanda che le fece. Ricordò però che Arianna non rispose e se ne tornò immediatamente al suo posto con quattro. Tempo effettivo: trenta secondi. Sempre la stessa solita storia. Lurida puttana! Arianna piangeva mentre le venivano indirizzate offese gratuite.

Adesso chi chiamiamo?

Dai, coraggio, sono pronto! Eccomi. Tocca a me.

Per amore di verità quella domanda non la sapevo. Non avevo la più pallida idea di cosa stesse farneticando.

Mi avvicinai alla cattedra con fare sicuro, lasciai che mi fosse ripetuta la domanda e con calma le dissi che non conoscevo la risposta. Mi invitò, senza troppi giri di parole ad andarmene. Ovviamente il voto sarebbe stato un quattro, tanto per cambiare.

-Mi spiace ma io non torno a sedere. Io resto qua. Lei adesso mi fa altre due domande. Altre due e se non rispondo poi può pure mandarmi a sedere, può fare quello che vuole, ma non adesso. Adesso non sarebbe giusto, come non è stato giusto mandare la B. al suo posto con una sola domanda.

Non l’avessi mai detto! La troia iniziò a tremare toccandosi istericamente gli occhiali. Rimase in silenzio per quei dieci secondi e poi balzò in piedi facendo cadere la sedia alle sue spalle! Iniziò a correre tra i banchi come una belva inferocita! Non riuscivo più a seguirla. Non capivo cosa cazzo stesse facendo. Muoveva la testa come una biscia impazzita, si schiaffeggiava le braccia, si stropicciava la gonna e poi, all’improvviso, come ispirata dall’alto, fermandosi ad ogni banco ripeteva ad ognuno la sua litania:

– Voi siete dei ragazzi violenti! VIOLENTIIII!!!! Avete capito?? Siete violenti, arroganti e presuntuosi. Voi mi fate paura!

Io la stavo aspettando. Restavo immobile mentre lei, per l’ennesima volta, ci raccontava di sua madre paralizzata, dei suoi problemi, della sua solitudine. Peccato che a me non me ne fottesse un cazzo dei suoi problemi. Volevo solo che mi facesse le altre due domande. Solo quello stavo aspettando.

E così fece.

Risposi alla seconda. Niente di entusiasmante, per la verità .

Risposi anche alla terza domanda sempre su quel cazzo di paradiso di dante.

Un po’ meglio questa volta, niente di eccezionale, passabile dai.

Appena finito di rispondere dal fondo della classe ricordo però che partì un applauso fragoroso! La troia sbiancò. Gianni sbatteva i piedi sotto al tavolo. Simone lanciava pezzetti di quaderno in aria. Cristina e Giada alzavano le braccia in segno di vittoria. Una bolgia infernale, insomma.

Appena tornò la calma lei mi chiese se poteva andarmi bene un sei.

Presi quel sudatissimo sei e me ne tornai al mio posto.

Quel voto non alzò certo la media, ovviamente. Fui ammesso con quattro.

La mia fortuna però fu che quell’anno c’era una commissione esterna alla maturità. Il professore era un ragazzo giovane con una barba incolta. Il tema fortunatamente andò molto bene. Scelsi quello “libero”. I valori del passato da portare nel presente eccetera eccetera, qualcosa del genere. Ricordo che citai l’urlo di Munch, Martin Luther King, Antonio Gramsci, Guernica di Picasso e altro. Parlai della resistenza e chissà, forse il professore era un comunista come lo ero io in quel periodo, boh, vai a sapere, fatto sta che rimase molto impressionato. Anche l’orale andò bene. Presi finalmente la mia rivincita e immediatamente dopo partii con la mia vespa e la mia tenda per l’isola d’Elba. Al ritorno appena il tempo di recuperare un po’ le forze e di nuovo in viaggio, destinazione Spagna. InterRail. Un’estate fantastica!

Ripensandoci adesso, vorrei non essermela presa così tanto per quei miei piccoli problemi, avrei potuto godermi di più quell’ultimo anno di scuola! Certo, avrei potuto vivermi i miei diciott’anni con più leggerezza ma non importa, va benissimo così!

Adesso, mentre scrivo, ripenso a quel periodo con tenerezza però, ancora oggi, desidererei tanto che a certe persone fosse severamente vietato insegnare. L’insegnante insieme al genitore è il lavoro più difficile che possa esserci. E che cazzo. Possibile che dobbiamo ancora sentire storie ignobili di violenze, di soprusi, di prevaricazioni. Ok, devo stare calmo che fa caldo! Possibile che non si riesce ancora a fare abbastanza per evitare certe degenerazioni? Possibile che tanti bambini fin dalle elementari debbano ancora subire la prepotenza e la cattiveria dei grandi? Lasciate stare i bambini, per favore. Per favore. Ok. Basta, sennò mi innervosisco di nuovo. La smetto, giuro. La smetto e vado a farmi una birretta fresca, che è meglio!

 

 

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33 pensieri su “La maturità

  1. Quanto mi hai fatto ridere…e anche ricordare lo stronzetto di Finanza che avevo io…però…ci pensi? Noi siamo qui…liberi e sereni e loro? Chissà ! dimenticavo: ho dato anch’io italiano 🙂
    A presto!

  2. Bè un post davvero simpatico con anche alcune verità. A volte a scuola bisogna avere fortuna ed incrociare professori che sanno il fatto loro sia per educare che per insegnare. A te nonostante tutto è andata anche bene e mi fa piacere. Alla mia maturità ( molti anni fa…) portai anch’io italiano. Mi chiesero del Manzoni e parlai a ruota libera ad un professore ” manzoniano” del fatto che in quel periodo mi piacesse non troppo. Bè tutto sommato la mia sincerità fu apprezzata. Andò bene. Meno male perchè certo rischiai ma essere se stessi, con i dovuti accorgimenti, va bene, è tutto sommato un mettersi a nudo che sempre convince. Buona giornata ragazzo. Isabella

  3. l’Urlo di Munch, quando feci la maturità io c’era proprio una traccia che partiva da quel quadro e dal male di vivere nei poeti del 900…quello scritto mi regalò 15/15.
    Evidentemente scegliere di fare Geometri è stata la scelta più inutile e sbagliata per me stessa, visto che gli unici voti decenti erano nelle materie umanistiche!

  4. Al liceo avevo una prof di matematica trasferita direttamente dalle SS naziste. Ore di terrore, il primo che si distraeva doveva riprendere il discorso da dove l’aveva lasciato lei. Chi non riusciva, prendeva due. L’ho avuta solo in terza e in quarta, la terza l’ho passata con il cinque in matematica e il sette in fisica, voti da poco, ma ne ero soddisfatta, riuscivo a stare a galla. Il quarto anno, a Novembre, mentre andavo alla fermata del pullman, mi ha fermata per dirmi gentilmente che la sua intenzione era bocciarmi.
    Prendevo ripetizioni su ripetizioni, avevo lasciato stare le altre materie, ma con lei non riuscivo a prendere più di due. A scuola c’era un servizio di ripetizioni gratuite date dai professori vari di una materia, mi fermavo ogni pomeriggio. Con loro, le diverse simulazioni erano perfette, più volte mi dicevano che quello era un servizio per persone che avevano REALMENTE difficoltà, io le cose le sapevo, potevo benissimo arrivare al nove, cosa continuavo ad andare? poi gli portavo la verifica, e si ricredevano. L’ultimo argomento l’avevo studiato talmente bene che sapevo che l’ultima verifica avrei preso un dieci. Esercizi su esercizi, tutti giusti. La notte sognai quella prof, che mi diceva sempre cordialmente che mi avrebbe bocciata. Presi quattro.
    Fui bocciata, usci dal liceo con nove in fisica e sette in matematica.
    Non ho più problemi di questo tipo, nè mi è capitato di aver a che fare con insegnanti da gestapo, ma ancora adesso prima di qualche esame o esito importante, le mie notti sono costellate dalla sua voce solenne che mi dice che vuole bocciarmi.
    Son totalmente d’accordo con te, la professione dell’insegnante non è da tutti. SS e NKVD dovrebbero restare nel proprio periodo storico..

    • grazie per aver voluto condividere con me la tua esperienza… bella stronza pure la tua professoressa, niente da dire! Avevo invece una professoressa di filosofia che amavo. ti dico solo che lei ci faceva scrivere nome e cognome nel foglio protocollo in basso a destra, poi piegava l’angolo e spillava quella parte di foglio per non farsi influenzare dal nome dell’alunno. questo è solo un esempio. Mi è rimasta nel cuore, Una donna meravigliosa e giusta! Buona giornata Silvia:)

  5. Alcuni professori devono insegnare solo per far vedere che l’insegnamento non è solo per frustrati, e la tua di filosofia ne è un bellissimo esempio 🙂
    Buona giornata anche a te, e grazie per i tuoi racconti di vita sempre interessanti e coinvolgenti 🙂

  6. La maturitàààà, io fino a qualche anno fa ancora la sognavo. Proprio come nel film Immaturi. Ci chiamavano tutti che dovevamo rifarla e non ti dico le paranoie anche nel sogno. Il mio primo pensiero: e quindi adesso nemmeno la laurea vale più? Che poi capirai vivendo in Italia non vale a prescindere. Complimenti per i tuoi racconti 😀 Zena.

  7. nel tuo bel racconto leggo nostalgia non è che ti manca quell’insegnante? scherzi a parte!!! a volte gli stimoli anche cattivi servono per tirare fuori quello che di positivo è in noi e per cambiare attraverso l’esperienza i nostri comportamenti. ciao grazie

  8. Aiuto, che ricordi! Però sono quelli che ti formano il carattere… anche se, diciamocelo chiaro, penso che ne faremmo volentieri a meno e preferiremmo che il carattere si formasse in altro modo. Mi unisco idealmente alla bolgia dei tuoi compagni di scuola di allora per il coraggio che hai dimostrato durante l’interrogazione!
    Ciao, a presto!
    Laura

  9. Wow! Che epopea! Anch’io ho passato momenti difficili, ma mai quanto i tuoi, devo ametterlo. Complimenti per la forza di volontà e l’autocontrollo che hai avuto!
    La tua storia è emblematica: spero faccia riflettere chi di dovere, oltre a noi tuoi lettori.
    Un saluto,
    Carrie

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